Skip to main content

Sulla storia delle vasche del Seveso

Mentre è in corso lo sgombero del campeggio NO VASCHE, facciamo un breve riepilogo

Il nostro caro sindaco Sala, tra i sindaci più ambientalisti d’Italia (noto infatti per i progetti di cementificazione a San Siro, al parchetto di Baiamonti, al parco Bassini in città studi, la bosco della Goccia in Bovisa, etc etc ma ancor prima noto come commissario unico di Expo2015, uno degli esempi più catastrofici di consumo di suolo in Italia), ha deciso a quanto pare di forzare la mano e “risolvere” (casualmente in tempo per la nuova campagna elettorale) la controversia che da decine di anni si svolge intorno al problema delle esondazioni del Seveso.

Il fiume Seveso è indubbiamente uno dei più inquinati di Italia, più che per gli scarichi industriali, per gli scarichi civili: percorre infatti un’area fortemente antropizzata (la Brianza) e finisce nella Martesana. È un fiume altamente cementificato, tombinato, con la sezione più a valle in alveo artificiale.
Questo contribuisce a rendere le sue piene un problema, perché basta un po’ di pioggia in più che subito il fiume esonda e nel quartiere Niguarda, a nord di Milano, si usa il salvagente per andare in cantina (e grazie ai cambiamenti climatici, gli eventi meteorici estremi come le “bombe d’acqua” saranno sempre più frequenti).

Per risolvere il problema delle piene del fiume, che in realtà sarebbe più corretto chiamare il problema della cementificazione di suolo e aree permeabili, ci sono molti modi.
Fin dagli anni 60, in pieno boom economico, si è deciso di seguire il metodo dell ulteriore cementificazione: viene costruito il canale scolmatore di nord ovest, il cui scopo è intercettare il corso del Seveso e derivare fino a 30 m3/s in caso di piena (la portata media del Seveso è di circa 2 m3/s, da cui si può intuire quanto forti siano le piene, a causa della infinità di piccoli ruscelli e torrenti che vengono intercettati dal fiume). La portata dello scolmatore è ad oggi totalmente insufficiente, perché negli ultimi 50 anni il territorio è stato ulteriormente cementificato (e rendere il suolo impermeabile vuol dire aumentare il ruscellamento in caso di pioggia, quindi la portata del Seveso).
Da anni si discute di come risolvere il problema delle piene. Ci sono moltissime alternative, ci limitiamo a presentarne due che si trovano tra loro agli antipodi dal punto di vista ambientale:
costruire delle vasche di laminazione: si tratta di piscine artificiali, quindi ulteriore copertura del suolo, atte ad accogliere l’acqua in eccesso del fiume. Entrano in azione quando il fiume tracima, e si svuotano poco alla volta quando il livello del fiume si abbassa; hanno un costo ambientale elevato (ulteriore impermeabilizzazione del suolo) e devono essere soggette a continua manutenzione perché il fiume trasporta non solo acqua ma anche fango e residui solidi, che si accumulano nelle vasche riempendole e rendendole perciò inutili su medio-lungo periodo (dipende dal trasporto solido del fiume e dalle dimensioni delle vasche stesse). Un problema ulteriore è il dimensionamento dell’opera: se si fanno vasche troppo piccole, non riusciranno a intercettare sufficiente portata e dunque saranno inutili. Ma il dimensionamento va fatto tenendo conto dello scenario futuro di urbanizzazione, per evitare quanto già accaduto con lo scolmatore…ma nessuno conosce con esattezza il futuro. 
interventi di permeabilizzazione a monte: l’alternativa “opposta” (ma si può anche pensare ad un mix delle due azioni) è quella di piantare alberi a monte, in Brianza. In questo modo, l’acqua dei ruscelli e delle piogge viene intercettata e trattenuta (intercettazione fogliare, assorbimento dal terreno etc) dalle piante, e la portata che arriva a valle è molto minore. Ciò permette di ridurre la quantità d’acqua che eventualmente esonda, riducendo il numero e l’entità delle piene. Il costo potrebbe essere comparabile con quello delle vasche, ma il problema principale è: dove pianto questo bosco? I danni da esondazione, infatti, sono tutti concentrati nei comuni a valle (Milano) mentre il bosco va piantimato a monte (Monza e Brianza) affinchè possa intercettare adeguatamente l’acqua: bisognerebbe aprire una negoziazione tra i comuni interessati e trovare un accordo (ad esempio il comune di Milano potrebbe comprare i terreni al comune di Monza e pagare la gestione del bosco).

Bisognerebbe, come insegnano le procedure più evolute nel campo della gestione dei sistemi idrici, coinvolgere tutti i porttori di interesse: non solo quindi le amministrazioni comunali, ma anche le associazioni ambientaliste, gli abitanti del territorio, bisognerebbe tener conto della fauna e della flora, del parco Nord, delle genrazioni future…solo in questo modo, tramite una procedura partecipata e integrata, si può poi parlare di “sostenibilità”. In ongi altro caso, si può solo parlare di greenwashing. Ed il comune di Milano negli ultimi anni, è diventato maiestro di greenwashing (facciamo qualche pista ciclabile e intanto consumiamo suolo e abbattiamo parchi interi) e greenmarketing (ve le ricordate le borracce del comune?).

In ogni caso, ad oggi, la decisione è quella di proseguire sulla strada della cementificazione. 

In pieno agosto, come al solito la vigliaccheria dei nostri amministratori spinge a prendere tutte le decisioni meno popolari quando la città si svuota, si è messo in moto il processo di abbattimento di circa 4 ettari del parco nord di Milano, per far posto ad una delle vasche (molto piccola: 250000 m3 contro i più di 4mln m3 previsti come necessari).
Il comune di Milano racconta la solita barzelletta che tanto poi pianteranno più alberi, che il parco nord avrà a dispozione tre volte la grandezza del suolo sottratto etc etc… La solita equazione falsa per cui un albero di 30 anni = alberelli di 2 anni che non durano un’estate perché nessuno li annaffia.

In questo momento (16/9/2020) è in atto lo sgombero del campeggio che si era creato sulla zona dove il cantiere per le vasche avrebbe dovuto allargarsi.


Condividiamo periò la chiamata del comitato NO VASCHE BRESSO:

Parchetto di Via Papa Giovanni XXIII, 49 (Bresso). Attiviste e attivisti si oppongono all’estensione del cantiere del Parco Nord per la costruzione della vasca di laminazione, in difesa del verde e per chiedere lo stop dei lavori.
Invitiamo solidali a venire a supportare la resistenza all’interno del cantiere.

https://www.facebook.com/groups/BressoNOVasca



greenwashing by comune di milano