NUOVI SOLDI PER “NUOVE” GUERRE

#NOMUOS,
#DRONI,
#MIGRANTI,
#SANITA’

“Ci sorvegliano costantemente; sono sempre sopra di noi e non si sa mai quando colpiranno. Tutti hanno continuamente paura. Quando ci riuniamo per fare una riunione abbiamo sempre paura di essere colpiti. Quando si sente un drone girare in cielo, tutti sanno che può colpire. Abbiamo sempre paura, come un chiodo fisso. Ho sempre i droni in testa. Mi impediscono di dormire. Sono come le zanzare. Anche quando non li vedi, li senti e sai che sono li. I bambini, gli adulti, le donne, hanno tutti il terrore.. gridano di terrore”.
(Grégoire Chamayou, Teoria del drone, principi filosofici del diritto di uccidere, DeriveApprodi, 2014, Roma, p.41)

Drone israeliano “Heron”, utilizzato anche dal governo italiano per il controllo migranti nel Mediterraneo

Analizzando il libro Teoria del drone di Grégoire Chamayou scopriamo che nel 1964 John W. Clark forgia un neologismo a partire da antiche radici greche: macchine “telechiriche”. La telechirìa indica una tecnologia di “manipolazione a distanza”. L’ingegnere Clark era a capo di uno studio preliminare sulle metodologie dell’ambiente ostile. Nel piano di guerra la perdita di unità era il problema più grave. Lo sviluppo di nuove tecnologie ha permesso l’esclusione di unità umane per uno sviluppo di unita nonumane, comandate a distanza.
Il drone è l’emblema di questo sviluppo tecnologico applicato all’apparato militare. Esso rispecchia quel sentimento analizzato dallo scrittore americano Jonathan Crary nel libro “24/7 – Il capitalismo all’assalto del sonno“, secondo le parole di Chamayou:

Lo sguardo del drone è costante, 24 ore su 24: l’occhio meccanico è senza palpebre. Mentre l’apparecchio sorvola in pattuglia, gli operatori, a terra, fanno tre turni di otto ore di fronte allo schermo.

Le conseguenze di queste “nuove” tecnologie hanno reso le battaglie dei luoghi asettici, dove si è perso di vista il nemico da abbattere, esso diviene invisibile. Non possiede un corpo totale ma solo una porzione di corpo: occhi e orecchie. I droni sono capaci di osservare ma anche di ascoltare, intercettando segnali GPS e conversazioni telefoniche. Il loro settaggio gli permette di essere dei veri e propri portatoti di morte e distruzione, rimanendo indisturbati e invisibili. Sta sparendo l’occupazione di un luogo dinanzi ad un conflitto armato.
I luoghi vengono scansionati e attivati tramite delle “kill-box” calcolate dal cielo, non sulla terra. Il drone sorvola l’area indirizzata e con dei calcoli riesce a comprendere una porzione di spazio tra altezza e lunghezza: in quella porzione di spazio vi è il bersaglio. L’ordigno o il missile in dotazione viene sganciato e il drone può tornare a compiere il suo giro di ricognizione, attenendosi alla “kill list” che viene approvata dalla Casa Bianca.

Come spiega un operatore del drone Reaper: “Noi possiamo tracciare il profilo di queste forme di vita, determinare chi sono i cattivi, chiedere l’autorizzazione e poi lanciare il ciclo completo: cercare, agganciare, braccare, individuare, colpire

Il nuovo panorama di guerra non è più organizzato in senso orizzontale in cui due nemici si scontrano per aver vinta la battaglia, dove uno dei due perisce a fronte della vittoria dell’altro: una battaglia alla pari, o meglio, alla pari geograficamente. Queste nuove guerre sono verticali. Il governo dei cieli ha permesso alle forze tecnologicamente avanzate di poter governare la guerra dall’alto verso il basso. Il drone priva il nemico del nemico.

La dis-umanizzazione del conflitto tramite l’utilizzo di sistemi bellici controllati da remoto crea un effetto simile a quello che ogni giorno vediamo nel teatrino del consumo: ci limitiamo a scegliere un prodotto dallo scaffale di qualsiasi negozio, non conoscendone l’impatto ambientale e sociale che quel prodotto ha avuto (consumo di suolo, sfruttamento del lavoro, perdita di biodiversità, land-grabbing, conflitti regionali, morte delle culture indigene, etc etc).
Le guerre si sono spostate dal piano orizzontale a quello verticale, nel controllo dei cieli, nell’eliminazione del nemico fisico da contrastare, impedendo di resistere. Dall’altra parte, non vedendo di persona le vittime dei nostro bombardamenti ed il coinvolgimento della nostra elitè politica in questi scambi bellico-finanziari, i governi si limitano a “cliccare un bottone” seduti ad una distanza fisica che gli permette di non provare paura, portandone solo extra confine.
Non auspichiamo, ovviamente, un ritorno alla guerra “classica”: auspichiamo giustizia e la fine delle guerre imperialiste e del capitalismo.

Sono due gli articoli del movimento NO MOUS che colgono la nostra attenzione e smuovono la nostra rabbia, vi consigliamo l’attenta lettura.

2247 milioni di euro per gli F-35 nel triennio 2020-22: qualche spiegazione?


Sorveglianza alle frontiere, droni e militarizzazione del Mediterraneo

Manifestaizone NOMUOS

In piena emergenza sanitaria globale, da un lato il ministero della difesa italiano spende 2 miliardi e 247 milioni di euro per l’acquisto di F-35 e dall’altro Israle si accorda con l’agenzia europea Frontex per assicurare un servizio di pattugliamento via drone, con lo scopo di intercettare le imbarcazioni di migranti che attraversano il Mediterraneo. La visone distopica dell’impossibile fine di una guerra senza più confini, eliminati dalla potenza bellica che governa i cieli.

Cosa ne pensiamo del MUOS

Dal lato israeliano troviamo il drone “Heron”, la serie utilizzata principalmente contro la popolazione palestinese che ha incuriosito l’agenzia Frontex dell’Unione Europea per le sue caratteristiche tecniche e per le sue perfomance ottenute durante l’impiego in ambito bellico nel controllo dell’ordine pubblico da parte delle forze armate e di polizia istraliane. Il velivolo senza pilota prodotto da Israel Aerospace Industries (IAI) può volare ininterrottamente per 24 ore a un’altitudine di 35.000 piedi, in tutte le condizioni atmosferiche. Ha un raggio operativo di 1.000 miglia e oltre a svolgere missioni di intelligence e sorveglianza può essere impiegato per lo strike missilistico contro obiettivi terrestri e navali.

Per “prevenire, contrastare ed analizzare il fenomeno dell’immigrazione clandestina” nel Mediterraneo centrale, anche la Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere del Ministero dell’Interno ha deciso di affidarsi ai velivoli senza pilota, e vedrà la Sicilia nuovamente come base logistica per il controllo aereo delle rotte migranti: le autorità italiane di pubblica sicurezza hanno noleggiato un drone MALE prodotto da Leonardo S.p.A. al costo di 8,8 milioni di euro.

Tra gli accordi stipulati l’1 ottobre 2020, la divisione aerospaziale militare del gruppo Airbus (DS Airborne Solutions GmbH di Brema, Germania) dovrà fornire attrezzature di comunicazione, raccolta e trasmissione dati a un portale remoto, la memorizzazione delle missioni, il controllo e l’assistenza da parte degli operatori dei droni con collegamenti radio e via satellite. Nell’elenco dei fornitori del servizio spunta anche l’Italia, oltre alla Grecia e a Malta. Ma l’Italia è maggiormente protagonista con l’accordo milionario datato 2017/2018 tra il gruppo Leonardo (ex Finmeccanica), l’agenzia Frontex e l’holding israeliana IAI.

Ma non basta, perchè le informazioni arrivano a scavare in contratti finanziari, in vista di nuove tecnologie di monitoraggio e controllo delle rotte migranti, datati diversi anni e che superano il 2023. Potremmo andare avanti per diverse pagine ma vi lasciamo alla lettura dei corposi articoli, resta aperto il quesito del perchè una nazione o più nazioni nel pieno di una pandemia globale non interrompa immediatamente questo atroce dispendio di soldi per riversali nel riqualificare la sanità, l’istruzione e la qualità della vita delle persone.

Turi Vaccaro dentro le recinzioni del MUOS

Per approfondimenti:
https://www.deriveapprodi.com/prodotto/teoria-del-drone/
https://www.nomuos.info/

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