ORTO IN VASO NEL PARCHETTO AUTOGESTITO

Continuano i lavori nel nostro orto!Dopo aver ripulito il parchetto dal pattume, piantato qualche alberello e tolto le erbacce, abbiamo costruito (e riempito di terra, ovviamente) i 4 cassoni del nostro orto. Quattro in modo tale da poter ruotare le semenze: d’autunno/inverno pianteremo cipolle (antiparassiti), fave (leguminose che grazie alla simbiosi col batterio azotofissatore rhizobium portano nutrienti al terreno) e cavoli rossi (bboni!).In primavera/estate invece lasceremo un cassone a riposo (con piante da fitodepurazione), e negli altri metteremo: leguminose (sempre per portare nutrienti), pomodori e altri frutti commestibili (piante richiestive), lattuga e piante di cui si mangiano le foglie(poco richiestive)!E poi fra qualche mese, offriamo una zuppa a tutti!

😋

PS: ah, e abbiamo anche raccolto un po’ di peperoncini…insieme alla zuppa ci saranno anche pazze marmellate!

IL MERCATO DEI SEMI E LA PERDITA DI BIODIVERSITÁ

Pochi mesi fa, due delle multinazionali più grandi al mondo si sono unite (si tratta in realtà di un’acquisizione da diverse decine di miliardi di dollari: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-06-04/bayer-cancellato-marchio-monsanto-fusione-66-miliardi-dollari-090746.shtml?uuid=AEMmPrzE), creando così il più grande gruppo mondiale nel campo delle sementi e dei fertilizzanti agricoli.
Sono due aziende tristemente note, la Monsanto [questa è solo uno degli ultimi danni provocati dalla multinazionale canadese: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/13/monsanto-ha-ascoltato-solo-la-scienza-inquinata-che-sul-glifosato-rassicurava/4556832/ ] e la tedesca Bayer (azienda farmaceutica che inizia la sua ascesa verso il successo con lo zyklon B, l’insetticida usato nei lager nazisti).

Dopo questa fusione, l’intero mercato dei semi mondiale rimane in mano a 4 (QUATTRO) multinazionali: DowDupont (nata dalla fusione delle due imprese nel 2017: http://www.dupont.it/corporate-functions/media/comunicati-stampa/completata-con-successo-la-fusione-dowdupont.html), Chemchina e Syngenta (che presto diverrano una sola: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-04-05/ok-commissione-ue-fusione-chemchina-e-syngenta–125952.shtml?uuid=AEzLztz) e infine, appunto, Monsanto-Bayer.

Cosa significa che il mercato dei semi è in mano a 4 enormi aziende?

Bisogna sapere che l’European Patent Office concede a queste imprese la possibilità di brevettare le proprie semenze [https://www.no-patents-on-seeds.org/index.php/en/background/problem]. Ebbene sì, i semi (ma anche le piante e gli animali!) possono oggi essere brevettati: piante ed animali sono diventati “invenzioni” umane! I brevetti comportano una riduzione della competizione sul mercato a favore delle grandi multinazionali (che possiedono i diritti di proprietà intellettuale), e arrecano danni all’agricoltura locale, ai piccoli allevatori ed agricoltori.
Ma non si tratta solo di un problema monetario, c’è qualcosa di molto più grave: la perdita di biodiversità. Il fatto che il mercato dei semi sia nelle mani di pochissime grandi aziende, permette a queste di scegliere cosa vendere sul mercato. Questo vuol dire che ci saranno sempre meno tipologie di semi disponibili, le specie vegetali (e quindi animali) autoctone tenderanno a sparire, sostituite dalle semenze OGM (e non) vendute sul mercato. E’ un processo già in atto.

Ma, ancora, non è abbastanza: come avrete notato, le multinazionali citate non si occupano solo di semi, ma anche di produzione di fertilizzanti, diserbanti, prodotti chimici per l’agricoltura. Insomma, non solo sul mercato sono disponibili solamente i loro semi, ma bisognerà anche comprare i loro pesticidi: la tendenza della grande industria chimico-agricola, infatti, è quella di creare una sorta di “simbiosi” tra semenza ed agente chimico. Per far crescere quei semi, per rendere più fertile il terreno, bisogna comprare obbligatoriamente le sostanze chimiche presenti sul mercato. Con tutte le conseguenze sull’impoverimento dei suoli, l’eutrofizzazione delle acque, l’avvelenamento delle falde acquifere derivanti dall’uso di prodotti chimici in agricoltura.

Ma cosa c’è che non funziona in tutto ciò? Una cosa semplice semplice: il nostro sistema economico, basato su una economia capitalista che mette al centro il profitto, e non l’ambiente e la felicità individuale e collettiva. La nostra salvezza può essere la creazione di economie locali, basate sul rispetto dell’ambiente e l’utilizzo delle risorse che esso ci fornisce sul nostro territorio. Le colture locali, adattatesi nel corso dei millenni all’habitat dove sono cresciute, permettono anche di raggiungere una produttività maggiore di quella delle semenze “industriali”, senza la necessità di utilizzare prodotti chimici. La coltivazione di essenze locali, inoltre, genera benefici sull’habitat, sulla biodiversità, sulla riduzione degli sprechi e dell’inquinamento.

http://www.iltascabile.com/scienze/chi-governa-tutti-i-semi-del-mondo/
http://www.slowfood.it/38224-2/
https://altreconomia.it/le-sei-multinazionali-che-controllano-il-63-del-mercato-dei-semi/

LA LOTTA DI HAMBACH E I CAMBIAMENTI CLIMATICI

La foresta di Hambach (vicino Colonia, ovest della Germania) è stata occupata 5 anni fa da attivisti e ambientalisti che si oppongono ad una delle più grandi miniere di lignite tedesca. La lignite è un tipo di carbone fossile, contenente una quantità medio-bassa di carbonio (fino al 70%, mentre i carboni più “pregiati”, come l’antracite, raggiungono un contenuto di carbonio del 90%). La Germania è in assoluto il più grande estrattore di lignite al mondo. Ci sono due tipologie di danni derivanti dall’estrazione (e conseguente utilizzo come combustibile) del carbone fossile, a livello locale ed a livello globale.Localmente, la miniera di Hambach si è ampliata anno dopo anno a spese di una delle più antiche (quasi 12 000 anni) ed ecologicamente ricche foreste europee: ogni autunno, da 10 anni, vengono abbattuti, con il permesso di una commissione ministeriale, 70-80ha di foresta. Ci sono altri tipi di problemi a livello locale: il mercurio, l’arsenico ed i solfati contenuti nel carbone sono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico ed idrico (e portano all’aumento di difetti congeniti, ritardi mentali, asma etc). Il mercurio, inoltre, si deposita nel terreno e nelle falde acquifere, alterando la catena alimentare tramite il processo di bioaccumulazione e biomagnificazione.Ma non è abbastanza. Ci sono problemi più grandi, quelli che il carbone provoca a livello globale: il carbone è, infatti, il combustibile fossile con l’effetto maggiore sul cambiamento climatico (a causa del suo relativamente basso potere calorifico ed alto livello di emissioni di CO2).Alla luce di tutto ciò, è spiacevole far notare come il governo tedesco (e non è il solo) da un lato abbia firmato l’accordo di Parigi (che prevede una drastica riduzione delle emissioni di CO2), e dall’altro continui ad autorizzare l’estrazione del più “sporco” dei combustibili fossili.Inoltre, la resistenza dei compagni di Hambach è una battaglia di portata mondiale. La riduzione delle emissioni di CO2 NON è sufficiente per contrastare l’aumento di temperatura globale derivante dai cambiamenti climatici. E’ essenziale che la maggior parte dei combustibili fossili (e la totatlità del carbone fossile non ancora estratto) rimanga nel sottosuolo. Non ha nessun senso continuare ad estrarre carbone fossile, si deve pensare a fonti alternative di produzione di energia. E, fondamentalmente, alla costruzione di uno stile di vita diverso, dove il soddisfacimento dei nostri bisogni non si traduca in uno sfruttamento scellerato delle risorse naturali ed in una distruzione degli habitat da cui tutti traiamo beneficio.Per tutti questi motivi, sosteniamo la resistenza dei compagni nella foresta di Hambach, anche questo autunno sottoposti a sgomberi e retate violente da parte delle “forze dell’ordine” che vengono utilizzate come milizia privata per difendere gli interessi di una multinazionale del carbone.
#HambacherForst

Parchetto autogestito

Prima, poi.
Qui è nato un parco autogestito.
Già da tempo il nuovo giardino in via Sant’Abbondio viene attraversato dalle persone del quartiere.
Un luogo libero, strappato all’abbandono e riqualificato.
Al suo interno presto nascerà un orto urbano ed è già in corso la bonifica del terreno inquinato tramite la fitodepurazione (a cura del Comitato per l’Ecologia Sociale Anticapitalista ZAM)
L’autorganizzazione delle comunità resistenti e la solidarietà sono l’unica vera arma contro il degrado.
#parcoautogestito