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18k La lotta (si) paga!

Raccolta fondi per sostenere la multa di 18.000 euro della cassazione contro il centro sociale Zam

Il Progetto

18k La lotta (si) paga! Raccolta fondi per sostenere la multa di 18.000 euro della cassazione contro il centro sociale Zam. Nel dicembre 2019 la Corte di Cassazione ha posto la parola fine al lungo procedimento penale che vedeva imputati nove tra compagni e compagne per lo sgombero di ZAM in via Olgiati 12 il 22 maggio 2013. La corte ha confermato le condanne di appello che variano da poco meno a poco più di un anno di reclusione. Per due imputati, quelli che vengono definiti in termini burocratesi e polizieschi “volti noti agli uffici” e che per noi, invece, sono quelli che maggiormente si spendono con generosità nelle lotte, la sentenza ha negato la sospensione condizionale della pena. Cosa ancora più grave però, gli imputati sono stati condannati a pagare un’ammenda di 18.000 euro. Non si tratta però, come molti di quelli che ci stanno leggendo potrebbero pensare, di risarcimenti a qualche supposta vittima, ma “semplicemente” la multa per aver fatto ricorso in cassazione, cercando di ribadire la giustezza della nostra resistenza. Sì, perché i dotti legislatori hanno deciso, per scoraggiare il ricorso in Cassazione, di far pagare agli imputati migliaia di euro di ammenda in caso di rigetto (sempre possibile, ma mai scontato) del ricorso. Come a dire: se sei povero è affar tuo! Fai bene i tuoi conti prima di disturbare i supremi magistrati in ermellino. Noi alla “Legge uguale per tutti” non ci abbiamo mai creduto, ma qui siamo al peggio del peggio. Per chi vive di lavori precari, di lavoro dipendente ma sottopagato, di tartassate partite IVA, la Spada di Damocle dei 18.000 euro è una vera e propria ipoteca per il futuro. Senza parlare poi di un processo durato ben sei anni…e ognuno di noi sa quanto cambia in sei anni l’esistenza di qualsiasi essere umano! Ma cos’è ZAM? E cosa è stato? Per chi non lo sapesse, si tratta di uno spazio sociale che ha preso vita il 29 gennaio 2011 e che nonostante tre sgomberi continua a vivere e proporre attività sociale e politica. La sua casa attuale è in via Sant’Abbondio, zona sud di Milano, tra lo Stadera e Gratosoglio. Per due anni e mezzo, però, ZAM ha vissuto in Barona ridando vita a uno spazio abbandonato da molto tempo e proponendo una quantità impressionante di progetti e iniziative: dai concerti a un laboratorio hip-hop, da una palestra di arrampicata a un teatro, da presentazioni di libri a un film festival indipendente, dalle domeniche aperte a dibattiti sull’attualità e tanto tanto altro. Il sogno è stato spezzato il 22 maggio 2013, quando un grande schieramento di Forze dell’Ordine ha sgomberato lo spazio trovando la resistenza di occupanti e solidali. Nel pomeriggio un corteo ha raggiunto Palazzo Marino, accusato di un comportamento quantomeno ignavo sul tema delle occupazioni e venendo caricato per ben tre volte dal muro di celere presente in pizza. Proprio per i fatti del pomeriggio in piazza della Scala si è andati a processo. Lo sgombero, che sembrava urgentissimo, non era poi così urgente tanto che lo spazio è rimasto abbandonato per anni (ma controllato notte e giorno da una sicurezza privata) e solo nel 2019 è iniziata l’opera di abbattimento delle strutture di via Olgiati per costruire…tanto per cambiare…residenze di lusso! Ora, a quasi sette anni dai fatti, nove persone si ritrovano a dover pagare 18.000 euro.Non sono ricchi. Vivono del loro lavoro. Per questo e per il valore dell’esperienza di ZAM chiediamo l’aiuto di tutti e tutte, di chi può!

Collettivo zam, Lume, Rete studenti Milano, Casc ,CSOA Lambretta ,Milano in Movimento  e DeGenerAzione