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West Climbing Bank

Free climbing in free Palestine

L’Accaieria di ZAM (e non solo) va in Palestina!
Acciaieria, arrampicata libera. Questo nome, scelto tempo fa da tutti gli scalatori e le scalatrici della nostra palestra ha un significato preciso.
Non si tratta semplicemente di un termine legato alla tipologia d’arrampicata, è un messaggio.
Arrampicare liberamente, farlo al di fuori delle logiche di mercato evitando la competitività alpina che spesso porta ad un individualismo totalmente disinteressato rispetto a chi ci sta attorno.
Questa è la motivazione che ci ha spinto a guardare oltre le mura della nostra palestra, a non essere indifferenti. Se per ognuno di noi l’arrampicata ha rappresentato qualcosa di importante, allora può diventare uno strumento per supportare progetti che già esistono.
In Palestina la libertà nei territori occupati, è costantemente messa in discussione dalla prevaricazione del governo israeliano. L’occupazione, processo ormai costante e istituzionalizzato, avanza e comprime notevolmente gli spazi fisici dei territori palestinesi.
In questo contesto ogni strumento possibile contro l’avanzata delle colonie è un tassello in più a supporto della resistenza. Le montagne e le valli che appartengono alla comunità palestinese possono diventare un presidio sportivo-culturale, sociale-politico.
Per questo abbiamo deciso di sostenere le iniziative che si sono sviluppate in questi luoghi. Per questo abbiamo immaginato un nostro progetto a supporto dei nuovi e delle nuove climber palestinesi.

Il progetto
Abbiamo costruito uno scambio con il centro giovanile Laylac [www.laylac.org], con il centro giovanile Amal Amustakbal e i ragazzi e le ragazze che lo frequentano: si tratta di due centri culturali che sorgono nei campi profughi di Deisha e Aida (Betlemme).
Costruiamo lo scambio attraverso l’arrampicata e l’indagine sul campo rispetto al processo di sottrazione degli spazi di libertà ad opera dello stato israeliano.
Il primo viaggio (natale 2017) è stato esplorativo e conoscitivo, ed è servito a capire come sviluppare la successiva carovana che si è occupata di proseguire il progetto.
Nel secondo viaggio (natale 2018) abbiamo chiodato più di 30 vie di arrampicata nella valle di Battir, portando con noi a scalare i bambini dei campi profughi, ed abbiamo continuato il nostro viaggio di conoscenza e restituzione (una volta tornati a casa) dei territori Palestinesi.
Nel terzo viaggio (natale 2019) abbiamo costruito una paretina d’arrampicata indoor per i/le giovani di Aida, continuando a viaggiare e visitare quel luogo magnifico di resistenza che è la Palestina.
Puoi leggere i nostri diari di bordo giornalieri dei tre viaggi sul nostro sito (http://www.westclimbingbank.com/).

Veicolare la questione politica all’interno del mondo dell’arrampicata è un investimento significativo, dato che spesso le questioni che non riguardano prettamente l’agonismo o il semplice piacere sportivo vengono snobbate o vengono percepite appartenenti ad un mondo troppo lontano.

Molte sono le idee che stanno alla base di questo progetto:
· Permettere la pratica sportiva in una “città” criticamente priva di spazi di aggregazione e socializzazione,
· diffondere l’arrampicata anche in carenza di infrastrutture,
· sviluppare l’inclusività di genere anche nel campo sportivo,
· infine estendere e rinforzare il presidio degli spazi sotto occupazione.